Amazon Echo: la “guerra” degli assistenti vocali

Finalmente, dopo mille peripezie, è giunto fra le nostre mani Echo, il cilindro magico targato Amazon, mai sbarcato nel bel Paese, né mai nel nostro continente.

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Infatti dal 2014, Echo viene venduto solo agli utenti USA e siamo arrivati ad un punto tale di sviluppo del mondo Amazon, con tutte le piattaforme multimediali che offre e l’hardware ad esso dedicato, dal “vecchio” Kindle alle nuove Fire TV, per cui sarebbe quasi giusto dire che Echo sia un prodotto vecchio. Talmente vecchio da essere stato già affiancato da Amazon Dot e da un suo stesso probabile restyling.

Ma che cosa è Echo? All’occhio un cilindro traforato, dall’aspetto molto hi-tech e dal peso non indifferente, che necessita di allaccio alla rete elettrica e connettività Internet Wi-Fi, che fa le seguenti cose: è uno speaker Bluetooth, né più né meno che una cassa acustica wireless e un maggiordomo anzi una maggiordomo elettronica. Un assistente vocale in grado di sfruttare la connessione Internet e il nostro account Amazon per rispondere a molte nostre domande, per aiutarci a creare alle liste personalizzate e attraverso quelle che la app con cui la gestiamo chiama skills, di apprendere nuove funzioni. Inoltre, grazie al collegamento con servizi di terze parti, quali Pandora, Spotify, Philips e tanti altri, può gestire ed accedere virtualmente a servizi illimitati. Con la voce possiamo anche gestire le funzioni Bluetooth in modo ineccepibile. Ovviamente tutto questo in lingua inglese, ovviamente, perché la nostra Alexa -nome dell’assistente e parola magica per svegliarla e porle quesiti- parla solo inglese e crede di essere a Seattle, non certo in Liguria.

Il meglio si ottiene anche interfacciando Echo con la domotica, alla voce ‘connected home’, per esempio per farla lavorare con Philips Hue e gestire l’impianto di illuminazione o WeMo di Belkin per comandare l’accensione di qualunque oggetto ed inoltre esistono mille ‘recipe’ (combinazioni) per il popolare servizio IFTTT, che permette di mettere in relazione con la formula “If This Then That” -se accade questo comportati così- migliaia di servizi. Ed allora si apre un mondo, crescono esponenzialmente le possibilità e Alexa può accendere le luci quando arrivate a casa, aggiornare il vostro calendario Google con la lista della spesa, mandarvi mail e chi più ne ha più ne metta. Se non vi bastano le opzioni che offre il sito, pensate che potrete cucinare voi stessi le IF che volete, avvalendovi di tutti i servizi più popolari…Insomma limiti non ne vediamo proprio. Anzi, visto il potenziale illimitato di IFTTT, sicuramente torneremo a parlarne in un altro capitolo a lui dedicato, specialmente in ottica aziendale.

Tornando a noi, perché Echo? Perché secondo noi il futuro si muove in questa direzione, gli assistenti vocali e la domotica. Adesso abbiamo in gioco Siri di Apple, Cortana di Microsoft, Now di Google e Alexa di Amazon. Mentre Siri è rimasto un po’ fermo, Cortana è cresciuta un sacco e Now, tralasciando un po’ la parte vocale, è diventato davvero smart. Alexa, secondo noi, ha dalla sua l’incredibile strada positiva che ha imboccato casa Amazon e incorpora quello che speravamo fosse una modifica hardware nella Apple TV di terza generazione, uscita pochi mesi fa: la presenza di un array di 7 microfoni, che permettono l’uso anche da distanze considerevoli e in presenza di rumore, persino la musica stessa riprodotta da Alexa. Ce lo aspettavamo, invece di un telecomando microfonato, che peraltro è anche un optional di Alexa stessa…Peccato per Apple, grande lungimiranza per Amazon.

Il futuro sarà proprio questo, parlare a mani libere in qualsiasi punto della casa/ufficio e ottenere risposta nello stesso modo. Questo non sostituirà in breve tempo gli attuali modi di comunicare e di ottenere informazioni, ma, sempre secondo le nostre sensazioni e i nostri investimenti, sarà il binario sul quale avanzerà la tecnologia in maniera inevitabile.

Per informazioni e soprattutto per commenti, vi aspettiamo qua o ovunque ci vogliate scrivere.

A presto!